PROGETTO IT∀LIA

IT∀LIA è un progetto fotografico personale e al contempo collettivo. Una sfida alla negatività dilagante. Inviatemi i vostri racconti: ditemi perché amate l’Italia, cosa vi lega al nostro Paese e li tradurrò in fotografie. Le più significative saranno raccolte in una mostra finale e un libro!

Italia Project - Irene FerriDove nasce It∀lia?

In Italia non funziona niente. L’Italia fa schifo. L’Italia sta andando a rotoli.

Non so voi, ma questo è quello mi si presenta davanti agli occhi quotidianamente sul mio feed di Facebook e, molto spesso, anche nella vita reale: italiani arrabbiati. Delusi. Frustrati.

 

Come vi ho già raccontato in questo articolo, dopo aver vissuto tre anni negli Stati Uniti sono tornata in Italia nel 2016. Per certi versi, non è stato per niente semplice riadattarmi. Ho incontrato reali difficoltà: economiche, di funzionamento, di trasporto, anche di parità tra sessi. Non lo nego: sono stata molto arrabbiata anch’io.

È tempo di cambiare (idea)

Dopo due anni dal mio ritorno in Italia mi sono stancata. Stancata di sentire solo lamentele e di ascoltare solo negatività, uscire dalla mia bocca o da quella degli altri. Ho sentito più volte affermare “Che bella l’Italia!” dai miei amici americani piuttosto che dai miei connazionali.
Da qui è nata la mia voglia di creare un progetto fotografico che coinvolga tutti noi.

Cerchiamo di riconnetterci con il nostro paese. Attraverso i ricordi e la consapevolezza.

Cabine del telefono_Progetto IT∀LIAUn progetto per noi, italiani (troppo spesso) delusi e scontenti. Una sfida. 

Questa lente peggiorativa che usiamo da sempre, ci impedisce di apprezzare tutta la bellezza di cui siamo circondati in Italia.

È una sfida che coinvolge l’intero stivale, da nord a sud. La bellezza è ovunque: da Napoli a Torino, da Milano a Taranto, passando per Bari, Palermo, Siracusa, Roma.

Il progetto It∀lia è un brainstorming nazionale. Facciamo emergere quello che l’Italia rappresenta davvero, ciò che ci fa essere perdutamente innamorati del nostro Paese. Proviamo a cambiare punto di vista?

Concept: dal progetto allo scatto.

La domanda che vi faccio è questa: cosa amate dell’Italia? Cosa vi lega a questa terra? Perché, nonostante tutto, non la lascereste per nulla al mondo? Di cosa avete nostalgia quando siete lontani?

Rispondetemi attraverso il FORM che trovate qui sotto! Raccoglierò le vostre risposte, i vostri pensieri, i vostri ricordi e li tradurrò in fotografie. Questi sprazzi di Italia vera, piccoli frammenti affettivi, verranno esposti in una mostra finale dal titolo “It∀lia” e raccolti in un libro.

L’obiettivo è quello di scavare nel profondo, quindi, mi raccomando, niente risposte standard come “pizza” e “Colosseo” 😉

Finora, accompagnata dalle vostre parole, ho visitato Palermo, Napoli, Taranto, Bari, Rimini, Roma, Milano e moltissime altre città. In ognuna ricerco quello che voi mi avete scritto qui sul blog.

Progetto Italia - Irene Ferri

Un paio di esempi personali.

La settimana dopo essere tornata in Italia, sono andata al supermercato. Una volta alla cassa, mentre rovistavo nel portafoglio in cerca dei soldi, il cassiere mi ha detto: Ma non ti preoccupare, se non li hai me li porti domani.Io sono rimasta di sasso. Erano tre anni che non mi sentivo dire una cosa del genere.

Le nostre piazze

Una sera sono stata in Piazza Fontanesi a Reggio Emilia. Era piena, piena di gente. Ero imbambolata. Ricordo di aver pensato: “Los Angeles non ce l’ha una piazza. E non si può  neanche camminare per la città, bisogna sempre muoversi in macchina.”

Negli ultimi anni ho viaggiato moltissimo per l’Italia, in lungo e in largo, e mi sono riempita gli occhi di stupore.

Voglio creare qualcosa per noi italiani, un archivio fotografico che ci ricordi che vale ancora la pena amare questa nazione, che bistrattiamo e malediciamo ormai ogni giorno.

E se tornassimo ad essere fieri della nostra It∀lia?

Sto raccontando le vostre storie da tutte le regioni d’Italia (e dall’estero, per chi vive lontano). Per contribuire, potete scrivermi tramite il form qui sotto. Nel caso la vostra esperienza venisse scelta e tradotta in fotografia per la mostra e il libro finale, verrete naturalmente quotati e citati.

La mia immensa gratitudine andrà comunque a tutti voi che dedicherete al progetto un po’ del vostro tempo. Grazie di cuore!

Ecco chi ha già partecipato al progetto Italia. Le vostre storie:

“L’odore di bucato steso al sole misto ai profumi inebrianti del forno, e del pranzo della domenica che dalle finestre delle case invade le piazze.” – Stefania

 

“Vivo in un paese, e quello che mi piace di più è che qui non esiste la solitudine anche se sei sola.” – Elena

 

“La spontaneità, la chiacchiera facile, l’interazione fra sconosciuti. In fila agli sportelli del Comune, in posta, al bar, nella sala d’aspetto del dentista, al mercato. La solidarietà spicciola. La gente che si è fermata quando ti ha vista con l’auto in panne, ad esempio. O quando ha visto me cadere in bici (e non ha riso), ad esempio. O il giornalaio che, da quella volta che aveva finito tutte le copie di Vanity Fair, ne tiene una da parte per te ogni settimana senza che tu gli abbia chiesto niente.” – Lucia

 

“La carbonara. Chi non è romano forse non può capire ma la carbonara è la quintessenza della felicità. Ogni tanto quando mi capita di pensare all’aldilà mi immagino sdraiata a mangiare carbonara senza ingrassare insieme alla mia famiglia; perché la cosa veramente straordinaria dell’italianità è il nostro modo di essere conviviali. Non ti immagini mai a fare cose da solo, sei sempre in mezzo a un sacco di gente.” – Alessia

 

“Le estati al mare ad Anzio, con il bagnino ultra settantenne che ti sorride. Altro che Baywatch.” – Eleonora

 

“The tall buildings and narrow streets and the fact that, unseen but behind the next corner, could be yet one more breathtaking example of sheer beauty.” – Tamra

 “Io vivo all’estero. Dell’Italia mi manca quel tipo di confidenza che si può creare con il barista sotto casa che ti chiede come stai e te lo sta chiedendo davvero, mi manca il ristoratore che ti offre l’amaro a fine pasto perché gli fa piacere coccolarti, mi mancano le piazzette dove poter prendere serenamente un caffé seduti ad un tavolino all’aperto, mi manca la bellezza delle nostre città e la possibilità di essere circondati dalla storia senza nemmeno accorgersene, mi mancano i locali dove poter andare a bere qualcosa senza che ci sia sempre la musica altissima che non permette di parlare con il vicino e in ultimo, la nostra immensa creatività che mettiamo davvero in tutto! Persino nel dover trovare una soluzione improvvisa ad un problema.” – Nicole

“Mi manca l’Etna, gigante, che si erge su tutta la parte nord orientale dell’isola ed oltre, a volte imbiancata dalla neve, la maggior parte delle volte nera per le rocce di lava.  A volte silenziosa, altre rumorosa e severa con i suoi boati e le sue eruzioni rosso incandescente e poi le conseguenti piogge di cenere, come se fosse un guardiano gigante vivente.” – Marco

“L’Italia è mia madre seduta al tavolo in cucina con la settimana enigmistica, come sua madre prima di lei.” – Mariachiara

“Mi manca la nostra verace gestualità, che a volte mi fa vergognare terribilmente (all’estero..) ma che alla fine mi fa morire dal ridere, mi manca il cibo meraviglioso da condividere con amici e parenti durante quegli interminabili pranzi, mi mancano terribilmente gli affetti, che a volte sono insopportabilmente invadenti, ma in realtà è peggio stare senza.” – Lorenza

“Impossibile pronunciare correttamente il suo nome, pieno di H, K e W. È  stato male improvvisamente, operato in urgenza, un lungo percorso di riabilitazione da terminare. Ha la tessera sanitaria scaduta ma non importa, avrà le stesse cure. Reggiano DOC, 82 anni, una vita di duro lavoro. Non vuole le infermiere al domicilio perché non sa quanto dovrà pagare. Lo rassicuro: saranno cure completamente gratuite. Equità e gratuità in sanità sono valori importanti.” – Donata

“Mio figlio è nato di mercoledì ed ho potuto vederlo per la prima volta di sabato. Era dentro un incubatrice con aghi infilzati ovunque, lividi e tanti fili collegati a macchine che misuravano i battiti e che ogni tanto suonavano perché qualcosa evidentemente non andava. E’ stato intubato perchè non reagiva alle cure come il primario voleva e quindi sono dovuti intervenire con urgenza. L’ho preso in braccio il lunedì successivo e siamo tornati a casa il 22 luglio.
Tante volte con il mio compagno mi sono chiesta “E se Massimo fosse nato in un paese come gli USA dove la sanità si paga e non è gratuita come qui da noi cosa sarebbe successo? Avremmo potuto pagare le cure di nostro figlio, quanto ci sarebbe costato tutto questo?” Ecco oggi dico per fortuna che sono italiana e vivo in Italia.” – Silvia

“E quando parti per un’esperienza all’estero metti la moka in valigia, per sentirti a casa ovunque nel Mondo.” – Marianna