IT∀LIA

IT∀LIA è un progetto fotografico personale e al contempo collettivo. Una sfida alla negatività dilagante. Inviatemi i vostri racconti sul perchè amate l’Italia, cosa vi lega al nostro paese e li tradurrò in fotografie. Le più significative saranno raccolte in una mostra finale.

italia project irene ferri

Premessa:

“In Italia non funziona niente. L’Italia fa schifo. L’Italia sta andando a rotoli.”

Non so voi, ma questo è quello mi si presenta davanti agli occhi quotidianamente sul mio feed di Facebook, e molto spesso anche nella vita reale. Italiani arrabbiati. Delusi. Frustrati.
Come vi ho già raccontato, dopo aver vissuto tre anni negli Stati Uniti sono tornata in Italia nel 2016. Per certi versi, non è stato per niente semplice riadattarmi. Ho incontrato reali difficoltà: economiche, di funzionamento, di trasporto, anche di parità dei sessi. Non lo nego. Sono stata anch’io molto arrabbiata.

riomaggiore cinque terre

Ma dopo due anni mi sono stancata. Stancata di sentire solo lamentele. Stancata di ascoltare solo cose negative. Da me stessa e dagli altri. Ho sentito più volte dire “che bella l’Italia” dai miei amici americani che dai miei compaesani.

Quindi mi è venuta voglia di creare un progetto fotografico insieme.

Un progetto per noi, italiani (spesso) delusi e scontenti. Una sfida. 

Questa lente peggiorativa che ci portiamo avanti ci impedisce di apprezzare tutta la bellezza da cui siamo circondati. Proviamo a cambiare punto di vista?

Concept:

La domanda che vi faccio è: cosa amate dell’Italia? Cosa vi lega a questa terra? Perchè, nonostante tutto, non la lascereste per nulla al mondo? E di cosa avete nostalgia quando siete lontani?

Io raccoglierò le vostre risposte tramite il form sul blog e tradurrò in fotografie i vostri pensieri. Questi sprazzi d’Italia vera, piccoli frammenti affettivi verranno poi esposti in una mostra finale a titolo “IT∀LIA”.

Voglio scavare nel profondo, quindi risposte standard come “pizza e colosseo” non sono contemplate, mi raccomando 🙂

project italia irene ferri

Vi faccio un paio di esempi personali.

La settimana dopo essere tornata in Italia, sono andata al supermercato. Una volta alla cassa, mentre rovistavo nel portafoglio in cerca dei soldi, il cassiere mi ha detto: “Ma non ti preoccupare, se non li hai me li porti domani”. Io sono rimasta di sasso. Erano tre anni che non mi sentivo dire una cosa del genere.

Sempre nella settimana dopo il mio ritorno, una sera sono stata in Piazza Fontanesi a Reggio Emilia. Era piena, piena, piena di gente. Ero imbambolata. Ricordo di aver pensato: Los Angeles non ce l’ha una piazza. E non si può  neanche camminare per la città, bisogna sempre muoversi in macchina.

Sempre quella notte ho aspettato che aprissero i forni per andarmi a prendere un pezzo di erbazzone (che, per chi non lo sa, è una tipica torta salata reggiana). Aveva il sapore del paradiso 😀

La settimana scorsa sono rimasta a piedi con l’auto in galleria (il panico). Ben due persone si sono fermate al volo per aiutarmi. Una signora mi ha detto che sarebbe andata dal meccanico più vicino per informarlo che ero ferma in galleria, e un signore mi ha preso fuori il triangolo arancione dalla macchina e me l’ha posizionato (io ovviamente ero ancora nel panico).

Questa settimana mia nonna mi ha preparato gli gnocchi fatti a mano. E’ bellissimo quando prepara i gnocchi. E’ affascinante. Io a malapena so cuocermi un uovo.

Recentemente, sono andata a Cremona e ho visitato la bottega di un liutaio che, tra resine, legni ed attrezzi, fabbrica violini. Mi ha detto: “Pensavo di rimanere qualche mese, invece sono qui da vent’anni”. Ci sono 154 liutai che portano avanti quest’arte (patrimonio immateriale UNESCO) a Cremona. Cosí.

Negli ultimi anni ho viaggiato moltissimo per l’Italia in lungo e in largo, e mi sono riempita gli occhi di  stupore.

Voglio creare qualcosa per noi italiani, un archivio fotografico che ci ricordi che vale ancora la pena amare questa nazione, che bistrattiamo e malediciamo ormai ogni giorno. 

Mi piacerebbe che partecipaste da tutte le regioni d’Italia. Mi interessa scoprire i vostri punti di vista.

Come partecipare

Se vi va di contribuire, potete scrivermi tramite questo form. Nel caso la vostra esperienza sia scelta e tradotta in fotografia per la mostra, verrete quotati e citati.

La mia immensa gratitudine andrà comunque a tutti voi che dedicherete al progetto un po’ del vostro tempo! Grazie di cuore in anticipo.

Le vostre storie:

– “L’odore di bucato steso al sole misto ai profumi inebrianti del forno, e del pranzo della domenica che dalle finestre delle case invade le piazze.” Stefania

– “Vivo in un paese, e quello che mi piace di più è che qui non esiste la solitudine anche se sei sola.” Elena

– “La spontaneità, la chiacchiera facile, l’interazione fra sconosciuti. In fila agli sportelli del Comune, in posta, al bar, nella sala d’aspetto del dentista, al mercato. La solidarietà spicciola. La gente che si è fermata quando ti ha vista con l’auto in panne, ad esempio. O quando ha visto me cadere in bici (e non ha riso), ad esempio. O il giornalaio che, da quella volta che aveva finito tutte le copie di Vanity Fair, ne tiene una da parte per te ogni settimana senza che tu gli abbia chiesto niente.” Lucia
– “La carbonara. Chi non è romano forse non può capire ma la carbonara è la quintessenza della felicità. Ogni tanto quando mi capita di pensare all’aldilà mi immagino sdraiata a mangiare carbonara senza ingrassare insieme alla mia famiglia; perché la cosa veramente straordinaria dell’italianità è il nostro modo di essere conviviali. Non ti immagini mai a fare cose da solo, sei sempre in mezzo a un sacco di gente.” Alessia

– “Le estati al mare ad Anzio, con il bagnino ultra settantenne che ti sorride. Altro che Baywatch.” Eleonora

– “The tall buildings and narrow streets and the fact that, unseen but behind the next corner, could be yet one more breathtaking example of sheer beauty.” Tamra

– “Io vivo all’estero. Dell’Italia mi manca quel tipo di confidenza che si può creare con il barista sotto casa che ti chiede come stai e te lo sta chiedendo davvero, mi manca il ristoratore che ti offre l’amaro a fine pasto perché gli fa piacere coccolarti, mi mancano le piazzette dove poter prendere serenamente un caffé seduti ad un tavolino all’aperto, mi manca la bellezza delle nostre città e la possibilità di essere circondati dalla storia senza nemmeno accorgersene, mi mancano i locali dove poter andare a bere qualcosa senza che ci sia sempre la musica altissima che non permette di parlare con il vicino e in ultimo, la nostra immensa creatività che mettiamo davvero in tutto! Persino nel dover trovare una soluzione improvvisa ad un problema.” Nicole

– “Mi manca l’Etna, gigante, che si erge su tutta la parte nord orientale dell’isola ed oltre, a volte imbiancata dalla neve, la maggior parte delle volte nera per le rocce di lava.  A volte silenziosa, altre rumorosa e severa con i suoi boati e le sue eruzioni rosso incandescente e poi le conseguenti piogge di cenere, come se fosse un guardiano gigante vivente.” Marco

– “L’Italia è mia madre seduta al tavolo in cucina con la settimana enigmistica, come sua madre prima di lei.” Mariachiara

– “Mi manca la nostra verace gestualità, che a volte mi fa vergognare terribilmente (all’estero..) ma che alla fine mi fa morire dal ridere, mi manca il cibo meraviglioso da condividere con amici e parenti durante quegli interminabili pranzi, mi mancano terribilmente gli affetti, che a volte sono insopportabilmente invadenti, ma in realtà è peggio stare senza.” Lorenza
– “Impossibile pronunciare correttamente il suo nome, pieno di H, K e W. È  stato male improvvisamente, operato in urgenza, un lungo percorso di riabilitazione da terminare. Ha la tessera sanitaria scaduta ma non importa, avrà le stesse cure.
Reggiano DOC, 82 anni, una vita di duro lavoro. Non vuole le infermiere al domicilio perché non sa quanto dovrà pagare. Lo rassicuro: saranno cure completamente gratuite. Equità e gratuità in sanità sono valori importanti.” Donata
-“Mio figlio è nato di mercoledì ed ho potuto vederlo per la prima volta di sabato. Era dentro un incubatrice con aghi infilzati ovunque, lividi e tanti fili collegati a macchine che misuravano i battiti e che ogni tanto suonavano perché qualcosa evidentemente non andava. E’ stato intubato perchè non reagiva alle cure come il primario voleva e quindi sono dovuti intervenire con urgenza. L’ho preso in braccio il lunedì successivo e siamo tornati a casa il 22 luglio.
Tante volte con il mio compagno mi sono chiesta “E se Massimo fosse nato in un paese come gli USA dove la sanità si paga e non è gratuita come qui da noi cosa sarebbe successo? Avremmo potuto pagare le cure di nostro figlio, quanto ci sarebbe costato tutto questo?” Ecco oggi dico per fortuna che sono italiana e vivo in Italia.” Silvia

– “E quando parti per un’esperienza all’estero metti la moka in valigia, per sentirti a casa ovunque nel Mondo.” Marianna